Il Primo calendario, quello di Romolo


Il primo calendario, quello più antico si attribuisce a Romolo nel 753 a.C. anno della fondazione di Roma. Basato sulle fasi lunari, la parola latina mensis deriva, infatti, dal nome greco della Luna (una lunazione dura circa 29,5 giorni). Iniziava a Marzo e finiva a Dicembre (si l’inverno era saltato e non calendarizzato), i mesi erano composti come oggi da 30gg (Martius, Aprilis, Iunius, Sextilis, September, November, December) e da 31gg (Maius, Quintilis, October); in totale 10 mesi ed iniziava il 15 Marzo (le famose idi di Marzo, giorno in cui nel 44 a.C. fu assassinato Giulio Cesare) con l’inizio della Luna piena e quindi del “nuovo”.

Martius : era dedicato alla dea Marte, dio della guerra ma anche divinità legata all’agricoltura e al risveglio della natura in primavera.

Aprilis : era dedicato alla dea Venere dea dell'amore, della bellezza e della fertilità, intesa come forza che "apre" e feconda la terra in primavera. Il primo giorno del mese si tenevano i Veneralia in suo onore.

Maius : era dedicato alla dea Maia, dea romana della fertilità, crescita ed abbondanza.

Iunius : deriva da Iunonius (sacro a Giunone) o direttamente dal nome della dea, a sua volta legato a iuventas (giovinezza). Era principalmente dedicato alla dea romana Giunone, moglie di Giove, regina degli dei, protettrice di Roma, delle donne, del matrimonio, della fertilità e dei parti. Per questo motivo, giugno era considerato il mese ideale per i matrimoni.

Quintilis : era originariamente il quinto mese dell'antico calendario romano (che iniziava a Marzo). Nel 44 a.C., fu rinominato Iulius (Luglio) in onore di Giulio Cesare, nato in quel periodo dell'anno. La modifica fu stabilita per onorare il dittatore, che aveva riformato il calendario.

Sextilis : era originariamente il sesto mese dell'anno (partendo da marzo). Nell'8 a.C., il Senato romano lo rinominò Augustus (Agosto) in onore del primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, poiché in tale mese aveva ottenuto il suo primo consolato e celebrato importanti vittorie.

September : il suo nome riflette semplicemente il suo posto numerico, pur essendo in seguito diventato il nono mese del calendario giuliano.

October : anche questo mese era dedicato a Marte. Questo accadeva perché era il periodo in cui si concludevano le campagne militari e le attività agricole estive, portando alla chiusura della stagione di guerra. Il 19 ottobre si celebrava in particolare l'Armilustrium, rito di purificazione delle armi e dell'esercito.

November : nono mese dell’anno anche se non legato a nessuna divinità in particolare in questo mese si celebravano molte celebrazioni come : • Le celebrazioni dedicate a lei (l'Isia) iniziavano il 28 ottobre e terminavano il 3 novembre. • Giove, Fortuna e Feronia: I Ludi Plebei, che si tenevano a novembre, coinvolgevano Giove, ma in questo periodo venivano onorate anche la dea Fortuna Primigenia e Feronia, quest'ultima legata ai prodotti agricoli. • Mani e il mondo sotterraneo: A causa del suo posizionamento stagionale e dei rituali agricoli, novembre era un mese in cui si apriva il Mundus (una fossa che connetteva al mondo dei morti) per la terza volta nell'anno, dedicato ai Mani (gli spiriti dei defunti). • "Blood Month": Era considerato un mese in cui si sacrificavano gli animali, spesso associato a rituali di purificazione e preparazione all'inverno. In sintesi, era un mese di passaggio, legato alla chiusura dell'anno agricolo, alla dea Iside (nel tardo impero) e al culto dei defunti.

December : era il decimo mese ed era considerato il mese principale per celebrare Saturno, il dio dell'agricoltura e del raccolto. • Sol Invictus: Il 25 dicembre era anche la data in cui si festeggiava il Natalis Solis Invicti (nascita del Sole Invitto), simbolo di rinascita dopo il solstizio d'inverno

Sommando i giorni del calendario di Romolo si ottiene 303. Mancano quindi circa 62 giorni del periodo invernale per completare il ciclo di un anno solare. Essi non venivano contati, né assegnati a un mese, perché era il periodo in cui i campi non venivano lavorati.

Calendario romano, affresco della villa di Nerone ad Anzio, del 60 a.C. circa, prima dell'avvento del calendario giuliano. Da notare la presenza di una settimana da otto giorni (lettere latine A-H) dei mesi Quintilis ("QVI") e Sextilis ("SEX"), oltre al mese intercalare ("INTER") nell'ultima colonna a destra: sono visibili anche le none ("NON"), le idi ("EIDVS") e le lettere nundinali. Sul calendario sono inoltre evidenziate le festività: per esempio, il 27 agosto (lettera C di sextilis) sono riportati i Volturnalia mentre il 19 ottobre (lettera E di october) è riportato l'Armilustrium. In basso sono visibili i giorni totali del mese: XXXI, XXIX, XXIIX (febbraio) e XXVII (intercalare).




























Calendario di pietra con tre mesi su ogni lato









Il calendario giuliano

Per riportare il calendario al ritmo naturale delle stagioni, l'astronomo egizio Sosigene di Alessandria (I sec. a.C.), insieme a Gaio Giulio Cesare (100 a.C. - 44 a.C), riformò il calendario di Romolo «che già da tempo, per colpa dei pontefici - mediante l'abuso di inserire giorni intercalari - era talmente scompigliato, che il tempo della mietitura non cadeva più in estate e quello della vendemmia non più in autunno. Regolò l'anno sul corso del Sole» (Svetonio, Cesare, 40). Esso fu promulgato nel 46 a.C. da Giulio Cesare (calendario giuliano), in quanto Pontefice Massimo.

Venne eliminato il mese di mercedonio portando la durata a 365 giorni introducendo l’anno bisestile svincolandolo dal mese lunare e di conseguenza essi non avevano più corrispondenza con le fasi lunari, perciò i noviluni non si ripetono (anche oggi) a ogni primo del mese. Le riforme al calendario giuliano furono completate sotto Augusto che lo rimise in ordine dopo le guerre civili.

Ancora più limitato lo ientaculum di Plinio il Vecchio (cibum levem et facilem) a cui seguiva una merenda per prandium (deinde gustabat) il tutto senza apparecchiare (sine mensa) e senza doversi lavare le mani (post quod non sunt lavandae manus). Il termine “bisestile” deriva dal fatto che il giorno in più veniva inserito il sesto giorno prima delle calende di Marzo, cioè tra il 24 e il 25 Febbraio - contando anche i giorni di inizio e fine: 24-25-26-27-28-1 -, perciò questo giorno, non avendo un posto nella numerazione progressiva, era una ripetizione del giorno precedente (24): bis sexto die e da qui si ha l'”anno bisestile”. Forse solo nel Medioevo, quando si cominciarono a contare i giorni del mese partendo dal primo, si aggiunse il giorno dopo il 28 Febbraio e quindi nell'anno bisestile questo mese aveva 29 giorni. Rimane ancora una differenza di soli 11 minuti e 14 secondi, che però si faranno sentire nel corso dei secoli. Questo calendario, infatti, rimase in vigore fino al XVI secolo. Il calendario entrò in vigore il 45 a.C. e questo fu il primo anno bisestile. Per ovviare agli errori accumulati in precedenza, in quell'anno furono aggiunti all'anno precedente un mese di 33 giorni e uno di 34 tra Novembre e Dicembre, così il 46 a.C. durò ben 445 giorni divisi in quindici mesi, compreso quello intercalare che, secondo la vecchia norma, era caduto in quell'anno (ultimus annus confusionis).

Così Censorino (seconda metà del III secolo) descrive la riforma:
«La confusione fu infine tale che Cesare, il Pontifex Maximus, nel suo terzo consolato, con Lepido come collega, inserì due mesi intercalari di 67 giorni tra Novembre e Dicembre, avendo già avuto in Febbraio un'intercalazione di 23 giorni, e così fece l'intero anno composto di 445 giorni. Nello stesso tempo prevenne la ripetizione di errori simili rinunciando al mese intercalare e adattando l'anno al corso solare. Per far ciò, ai 355 giorni dell'anno precedente, aggiunse dieci giorni, che distribuì tra i sette mesi che avevano 29 giorni, in modo che Gennaio, sestile e Dicembre ne ricevessero due ciascuno, e gli altri solo uno; e pose questi giorni aggiuntivi alla fine di ogni mese, senza dubbio col desiderio di non spostare le varie feste da quelle posizioni in ciascuno dei mesi che tanto a lungo avevano occupato. Così, nell'attuale calendario, sebbene vi siano sette mesi di 31 giorni, i quattro mesi che originariamente avevano quel numero sono ancora distinguibili avendo le nona il quinto giorno del mese. Infine, in considerazione del quarto giorno che riteneva concluso l'anno, stabilì la regola che, alla fine di ogni quattro anni, si inserisse un solo giorno dove era stato precedentemente inserito il mese, cioè subito dopo i Terminalia; quel giorno è ora chiamato bisextum» (De die natali 238 d.C.).

Inizialmente l'indicazione dell'anno bisestile rimaneva nell'arbitrarietà dei Pontefici, come era successo per il mese intercalare del precedente calendario, perpetuando la confusione, anche perché veniva inserito ogni 3 anni e non ogni 4, come prevedeva la riforma.

Gaio Giulio Cesare Augusto (Ottaviano) (63 a.C. - 14 d.C.) nell'8 a.C. ristabilì la corretta applicazione del calendario giuliano, aggiungendo il giorno bisestile ogni 4 anni e, per rimediare agli errori, che avevano già prodotto uno sfasamento di 3 giorni, sospese l'applicazione del bisestile per 12 anni. Solo dall'anno 8 d.C. si ebbe il primo vero anno bisestile.

L'inizio dell'anno è definitivamente fissato all'1 Gennaio e il mese intercalare fu eliminato. I nomi e il numero dei mesi sono gli stessi del precedente calendario, ma con due novità. Il mese Quintilis, su decisione del senato, nel 44 a.C. è diventato Iulius, in onore del console Giulio Cesare, nato in quel periodo dell'anno.

Il mese Sextilis fu chiamato Augustus nel 8 a.C. in onore dello stesso Augusto in quanto quest'ultimo durante questo mese era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie e, per non renderlo meno importante di Iulius, fu portato a 31 giorni togliendo un giorno a Febbraio, invertendo la durata degli ultimi quattro mesi per non avere tre mesi consecutivi di 31 giorni. Questa almeno è l'ipotesi del matematico e astronomo inglese Giovanni Sacrobosco (c. 1195 - 1256), secondo il quale i mesi avevano alternativamente 30 e 31 giorni (vedi tabella sotto), tranne Febbraio che era di 29 giorni. Tale ipotesi è oggi contestata e si pensa che i mesi avessero una distribuzione dei giorni uguale a quella attuale.